‘Nsisto…il cane che si è fatto adottare!

Ciao a tutti, 
vi rimando a questo link dove si racconta la storia di un mio amico quattrozampe che mi ha dato l’occasione di conoscere due persone davvero speciali!
Una delle caratteristiche dei cani è quella di essere particolarmente ostinati…beh, in questo caso l’ostinazione (o ‘testardaggine’ che dir si voglia) di ‘Nisto è stata una risorsa davvero importante per lui e per tutti noi inconsapevoli protagonisti di questa storia.
Ogni tanto mi viene a trovare e insieme a Maurizio ci facciamo delle bellissime passeggiate tra i muri a secco e i carrubi della splendida campagna iblea.

 http://www.giornaleibleo.it/chiaramonte-nsisto-il-cane-che-da-chiaramonte-ha-trovato-una-casa-milano/

Ah dimenticavo…nella foto ‘Nsisto ha questa espressione malinconica ma credetemi è davvero una ‘simpatica canaglia’!
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Il gatto Max…giochi da evitare.

Salve a tutti, 
eccoci di nuovo insieme per una miagolata! 
L’argomento di oggi è il gioco, o meglio, quello che è il caso di evitare giocando assieme a noi mici.

Come è da tempo risaputo, noi felini siamo degli eccezionali predatori, quindi, acchiappare oggetti in movimento diciamo che…ci piace parecchio! Attenzione, però, ho detto acchiappare…per cui, vi prego, non fateci giocare con quei fastidiosi laser, sì quelle lucine che fate muovere all’impazzata sulla parete e che noi cerchiamo disperatamente di prendere senza riuscirci mai. Gli strizzacervelli dicono che provocano frustrazione proprio per il fatto che non abbiamo mai la soddisfazione di acchiappare niente, io dico più semplicemente che le poche volte che i miei amici coinquilini umani hanno provato a farmici giocare mi è salito un nervoso: avrei voluto affettarli proprio come fa Gatto Silvestro con il suo acerrimo nemico, il cane Ettore! Loro hanno capito e sono passati a modi di giocare decisamente più carini.

Anche i giochi in cui voi umani utilizzate mani e piedi sono vivamente sconsigliati. Beh, se volete farvi ridurre a brandelli fate pure – un gatto di cultura come me direbbe de gustibus non disputandum est – ma a parte questo piccolo particolare, far giocare un micio fin da piccolo abituandolo ad assaltare braccia e gambe, significa ridirigere la sua attività predatoria sulle persone e questo può essere quantomeno fastidioso, se non addirittura pericoloso.

Il gioco con i vostri mici, poi, deve essere controllato e possibilmente contestualizzato: giochiamo insieme sulla coperta che stendo a terra quando abbiamo voglia di divertirci assieme, oppure sul tappeto del salotto, ma anche sul divano, per esempio, la sera quando mi rilasso osservando quanto ti diverti giocando insieme a me.

Attenzione, però, a non essere troppo esuberanti altrimenti non è più gioco, è solo caos! Quindi, se il modo di giocare del vostro micio vi sembra un po’ troppo ‘sopra le righe’ dovrete controllare i movimenti dell’oggetto con cui state giocando in modo da riportarlo alla calma.

Altra cosa importante? DIVERTIRSI!!! Se voi 2 zampe non vi divertite insieme a noi, beh…questa cosa che voi vi annoiate passa…voglio dire …si trasmette anche a noi e quindi ce ne andiamo a cercare qualcos’altro di più interessante da fare: un’occasione persa per rafforzare la nostra relazione e per passare dei momenti piacevoli assieme!

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Giornata Trainer: "Il cucciolo a 360°"

Ciao a tutti,
ecco a voi alcuni scatti relativi alla giornata organizzata dalla Trainer sul cucciolo…

….si è parlato di come gestire in modo corretto la sua alimentazione (dott.ssa Vera Gheza)…

…delle più frequenti emergenze e di come affrontarle prima di portare il nostro cane dal veterinario (dott.ssa Paola Poidomani)…


…e infine di come gestire al meglio le sue esigenze comportamentali (dott. Luca Cantini)…

  

…spero che per tutti sia stata una giornata interessante e piacevole!

Un saluto alle colleghe e a tutti i partecipanti! Continua a leggere

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A siciliandog in Trieste


Ciao a tutti, 
oggi parliamo di Biagio e della sua simpatica amica Sonia. Lui siciliano doc,  lei triestina verace,  vivono assieme da un paio di anni, da quando cioè Sonia lo ha trovato randagio che girovagava per strada in una splendida mattinata siciliana. Per diverso tempo hanno vissuto nella terra del sole in una casa in campagna, ma poi un bel giorno Sonia ha dovuto di nuovo trasfersi a Trieste. Certo là in Sicilia Biagio era più libero di muoversi, era più indipendente e il trasferimento a Trieste poteva essere per lui un grande trauma, ma come sappiamo il cambiamento è crescita. Eh sì, perché in campagna Biagio aveva meno occasioni di entrare in contatto con Sonia, c’era spazio fuori dove poter stare, non c’era la necessità di uscire per fare pipì…insomma, Sonia e Biagio erano amici ma non si conoscevano ancora troppo bene. Una volta arrivati a Trieste si sono trovati a dover condividere lo spazio di un appartamento, a dover uscire insieme per la passeggiata, ad affrontare le difficoltà e i rumori della città. Biagio all’inizio era un po’ spaventato ma Sonia è stata bravissima ad aiutarlo nel superare le sue difficoltà. Stando sempre insieme il legame tra loro si è rafforzato moltissimo e Sonia è diventata per lui un’amica affidabile, un modello a cui fare riferimento. Queste le parole di Sonia:

“E’ normale che Biagio sia cambiato a tal punto? Quando eravamo in Sicilia lui non mi ascoltava, faceva quello che voleva e le pochissime persone che vedeva non gli andavano proprio giù. Puo’ essere che sente che tutti gli vogliono bene e che viene molto considerato? Ama tutti gli esseri umani ed è davvero dolcissimo”

L’amicizia è una cosa preziosa, troppo preziosa per non dedicargli il tempo che si merita!!!
 E’ vero, a Trieste l’aria è leggermente più fresca ma non si può pretendere tutto!

Un FELICE NATALE a Biagio, Sonia e tutti quanti voi!!!

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Anche Renèe tra gli Amici di Zac!

Ciao a tutti, 
vi presento questa meravigliosa cagnolina!
Lei è Renèe…beh, con un nome così originale non poteva certo non entrare a far parte dei nostri amici, no?
La sua storia è piuttosto travagliata come del resto quella di tutti i quattrozampe che vivono in strada o nei canili. Quando è stata adottata dalla sua amica Ester era davvero in brutte condizioni. Qua sotto la foto di quando è stata portata per la prima volta dal vet:

Ma in poco tempo con l’aiuto dei suoi nuovi amici è riuscita a riprendersi alla grande!

Eh sì, la cara Renèe ha davvero un carattere forte e determinato, diciamo…un bel caratterino! Un esempio? La piccola peste ha preso di mira l’albero di mele che si trova in giardino così adesso è diventato di sua proprietà e ogni giorno si serve da sola, ma del resto…una mela al giorno…
Qua sotto è, invece, ritratta insieme alla sua amica Berta, vi ricordate? La cagnolina che aveva ‘litigato’ con le scale (vedi tra i post precedenti).

Bene amici, non mi resta che scodinzolare garbatamente a tutte queste belle signorine. A tutti voi, invece, mando un affettuoso…
…bau, bau! Continua a leggere

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Max e le patologie legate alla limitazione del territorio!

Max scrive…

 Ciao a tutti amici-mici e amici dei mici, oggi vi voglio far leggere questa letterina che Lisca, un mio caro pen-pet-friend, mi ha inviato pochi giorni fa:

“Caro Max, è da un po’ di tempo che non ci sentiamo ma purtroppo mi è capitata una brutta avventura. Ebbene, tu sai che ho avuto un’infanzia felice: fino all’età di quattro mesi, infatti, ho vissuto insieme alla mamma e ai miei tre fratelli, libero di scorrazzare tra la casa e il giardino di proprietà della mia prima famiglia. In effetti potevo entrare ed uscire di casa, giocare con chi volevo e riposare dove volevo. Ma soprattutto, quello che più mi piaceva era il fatto che erano proprio loro, gli amici umani e in particolar modo la piccola Giulia, a cercarmi per giocare, a propormi cose da fare e a chiamarmi per riempirmi di coccole. Poi, un bel giorno, come tu sai, è arrivata Mirka, amica di Giulia, e si è subito innamorata di me (del resto come biasimarla). Lei mi ha portato a casa dai suoi e dopo non poche divergenze hanno deciso di adottarmi, così mi sono trasferito definitivamente da loro. La casa è un po’ più piccola di quella di Giulia e poi non c’è giardino ma del resto, pensavo, non si può avere tutto dalla vita. Da subito i genitori di Mirka si sono mostrati piuttosto diffidenti nei miei confronti: si vedeva che mi tolleravano per far piacere alla piccola. Quindi, fin da subito hanno avuto con me un atteggiamento di indifferenza quasi totale; del resto loro non c’erano mai a casa e l’unica a giocare con me era Mirka. Poi, a poco a poco, anche lei ha cominciato a stancarsi di me e a trovare mille altre cose da fare: la piscina, lo studio con le amiche, i compiti, i giochi in cortile…insomma, per farla breve, io ero sempre da solo, tutto il giorno. In più la mamma di Mirka, le poche volte che era a casa non faceva altro che controllarmi:

“E non salire sul tavolo…oddio adesso mi fai cadere il vaso da fiori…guarda quanti peli sul divano, non ci devi più salire, capito?!”

Per non parlare poi di quando usciva di casa: abbassava tutte le persiane così che io rimanevo in un appartamento piccolo, senza niente da fare e per di più al buio. Sì, è vero Max, non ti avevo mai espresso il mio disagio: quando ti scrivevo ti dicevo sempre che stavo bene, che era tutto a posto, ma in realtà non era così. Dentro mi sentivo rodere, avevo voglia di muovermi, di fare, ma non ne avevo la possibilità. Quando andavo dai miei familiari e cominciavo a miagolare per avere un po’ di considerazione, per cercare di invogliarli a stare un po’ con me, loro capivano che avevo fame e mi riempivano la ciotola di cibo: in un anno sono ingrassato ben 4 chili, caro Max, 4 chili! Dentro di me sentivo un’irrequietezza, un’agitazione tale che certe volte contraevo la pelle del dorso, cominciavo a muovere a scatti la coda e di colpo prendevo ad attaccarla facendo balzi per cercare di prenderla soffiando a più non posso. No, non era un gioco, io stavo male e quello era l’unico modo per cercare di darmi pace. O meglio…a dire il vero quello non era l’unico modo: da un po’ di tempo, infatti, la sera e a volte la mattina presto avevo cominciato a prendere di mira anche le gambe dei miei familiari, in particolar modo quell’antipatica della mamma di Mirka! Sì, appena si muoveva io zacchete, le saltavo addosso! All’inizio erano solo dei piccoli agguati, ma ogni volta che l’aggredivo lei cominciava ad agitarsi, a strillare e a rimproverarmi; così, sembra strano, ma io ci provavo sempre più gusto. Ripeto, non era un gioco, nessuno si divertiva, era come se avessi un bisogno irrefrenabile di farlo, una necessità da appagare. Quando gli umani rientravano a casa la sera, dopo tutto il giorno da solo, senza avere alcun modo di placare la mia ansia, l’eccitazione era alle stelle e io mi scatenavo in aggressioni sempre più violente, sempre più durature e incontrollate. L’ultima sera, poi, l’ho fatta davvero grossa: la mia aggressione è stata talmente grave da fare andare al Pronto Soccorso la povera mamma di Mirka. Ho fatto scappare tutti di casa, nessuno aveva il coraggio di entrare perché io non riuscivo a calmarmi. Eh sì, ho rischiato davvero grosso, si parlava addirittura di eutanasia. Ma poi, sotto il consiglio del mio caro vecchio vet, a cui sarò riconoscente per tutta la vita, i miei familiari si sono messi in contatto con un vet comportamentalista. Lui ci ha spiegato che il mio problema si chiamava (ormai sì che posso parlarne al passato) disturbo da limitazione dello spazio o ansia da luogo chiuso (questi strizzacervelli cambiano i nomi delle patologie ogni 2 per 3). Ebbene questo mio stato di agitazione interna era causato non tanto dal fatto che vivessi in un appartamento piccolo, quanto dal fatto che non avevo niente da fare, perché in casa non c’era da fare niente, perchè  i miei non mi consideravano proprio. Lo strizzacervelli è stato davvero bravo soprattutto perché ha fatto comprendere ai miei familiari la gravità del mio disagio. Così mi ha prescritto subito un farmaco che mi ha aiutato a stare meglio e a controllare la mia impulsività nel momento in cui avevo voglia di aggredire. Si tratta di uno psicofarmaco sì, ma non mi rimbecilliva affatto, anzi mi aiutava a gestire meglio le mie emozioni. Anche l’ uso di feromoni è stato importante, mi ha aiutato a ‘sentirmi a casa’ ma quello che mi ha fatto decisamente guarire è stato il cambiamento del rapporto con i miei familiari: loro hanno capito finalmente che se volevano farmi guarire dovevano starmi vicino. Così hanno cominciato a giocare con me e a rispondere alle mie richieste di attenzione non somministrandomi cibo ma proponendomi cose da fare tanto è vero che sono già dimagrito ben 500 grammi (beh, da un pigrone come me non si può pretendere più di tanto). In casa adesso posso dormire  (e finalmente riesco a dormire) dove voglio, anzi nei luoghi che ho scelto per riposarmi, la mamma di Mirka mi ha messo dei comodi cuscini. Quando i miei escono lasciano tutte le persiane aperte così ho la possibilità di vedere quello che succede fuori, anzi hanno messo uno sgabello vicino alla mia finestra preferita, così posso sbirciare meglio. E poi ho un sacco di giochini da ‘predare’ (da solo e in compagnia dei miei, che spasso!), cibo nascosto dentro scatole di cartone, insomma ho talmente tante cose da fare che quasi quasi era meglio prima (scherzo naturalmente). Continuo a fare delle visite periodiche dal vet comportamentalista che gradualmente mi sta togliendo il farmaco. Insomma, la mia vita è davvero cambiata, adesso sì che sto bene con me stesso e con i miei familiari, adesso sì che posso dirti di essere davvero ok! Ti marco affettuosamente…Lisca”.

Bene cari amici, questa è la storia di Lisca, spero che vi si piaciuta ma soprattutto che serva agli amici umani a cogliere eventuali campanelli di allarme nei comportamenti dei loro amici con la coda perché come ben sappiamo…prima si interviene…Maoooooo!!!                           


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Zac, Armandino e…i falsi miti! Seconda parte

Bene Zac,
riprendiamo un po’ con le nostre letterine dopo le vacanze estive.
Beh, diciamo che questi ultimi giorni per me non sono stati proprio di ‘vacanza’: ho dovuto fare una marea di compiti che mi ero ‘casualmente dimenticato’…sai tra poco inizia la scuola e le maestre non scherzano!
Ma lasciamo i noiosi e assillanti compiti e riprendiamo da dove eravamo rimasti: abbiamo amcora qualche falso mito da sfatare.
Per esempio…io ti dico:
“Se dovessi adottare un cucciolo lo prenderei molto piccolo: più piccolo è e più facile sarà educarlo!”

E io ti rispondo che se provi a mettermi un mocciosetto tra le zampe, vado subito a parlare con le maestre e ti faccio bocciare…hi, hi, hi!!!
No dai, a parte gli scherzi, lo sai benissimo che adottare un cucciolo troppo piccolo è sbagliato, orfanelli a parte si intende!
Un cucciolo ha bisogno di stare con la mamma perchè lei rappresenta la sua ‘base sicura’: il cuccioletto si allontana da lei di qualche metro per andare ad esplorare il mondo e appena incontra qualche oggetto strano, che non lo convince, corre subito da lei per essere rassicurato…così si tranquillizza ed è pronto per nuove avventure!
E poi è sempre la mamma a insegnare al cucciolo le regole sociali, è lei che lo frena quando è troppo irruento e lo rimprovera se si comporta da prepotente con i fratelli. Ed è ancora lei ad aiutarlo ad affrontare il mondo esterno: il cuccioletto e i suoi fratelli seguono la mamma che aiuta loro a superare ostacoli, conoscere cose nuove, fare le esperienze più diverse…sempre, naturalmente, che i loro ‘amici’ umani gliene diano la possibilità e non tengano madre e cuccioli in un box di pochi metri quadri fatto solo di cemento e rete elettrosaldata!
Quindi, la ‘morale della favola’ è questa: è bene adottare un cucciolo non prima che abbia compiuto i due mesi di età e lasciarlo libero di apprendere gli insegnamenti della mamma.
Insomma, caro Armandino, non vorrei sembrarti banale ma…la mamma è sempre la…completa tu la frase!


Eh sì caro Zac, a volte sei proprio banale ma comunque ‘illuminante’!
E visto che sei così ‘bravo’ ti metto alla prova con un altro falso mito:
“Se adotto un cucciolo sarà bene non farlo uscire di casa fino a quando non abbia completato tutto il ciclo delle vaccinazioni”

Beh, questo sì che è facile da sfatare!
Ormai sono sempre più numerosi i veterinari che consigliano di portare fuori il cuccioletto il prima possibile. Magari in posti sicuri, frequentati da cani vaccinati e dove difficilmente potrà venire a contatto con malattie infettive.
Il mocciosetto deve avere la possibilità di fare nuove esperienze, conoscere il mondo che poi dovrà vivere da adulto e per fare questo deve essere portato fuori il prima possibile, magari i primi giorni del suo arrivo a casa diamogli il tempo necessario per potersi ambientare ma appena il vet dà il via libera…subito fuori…di corsaaaa!!!
In questo modo potrà conoscere gli altri cani (cuccioli, adulti e anziani, maschi e femmine…) e altre tipologie di animali (uomo compreso), ma anche sperimentare odori, rumori, situazioni fino a quel momento a lui sconosciute.
Il suo amico a 2 zampe sarà lì al suo fianco per aiutarlo, rassicurarlo, incoraggiarlo: solo così il cuccioletto potrà crescere sicuro di sè, collaborativo, intuitivo, propositivo…insomma un vero cane senza macchia e senza paura, proprio come me, modestamente!

  Dai Zac, ancora un altro falso mito:
“Non adotto un cane perchè non ho una casa con il giardino…poverino in un appartamento soffrirebbe troppo”


Una volta per tutte: voi umani dovete smettere di chiamarci ‘poverini’. Noi cani siamo simpatici, divertenti, buffi, a volte anche antipatici, prepotenti, assillanti…ma certamente non ‘poverini’, se a voi umani ispiriamo tenerezza non è certamente colpa nostra!
E poi il falso mito, il luogo comune che mi hai appena proposto è in realtà la scusa più diffusa accampata da chi non vuole prendere un cane o peggio ancora da chi vede come un peso l’impegno di portare il quattrozampe in passeggiata.
Il cane è un animale sociale: per questo ha bisogno di vivere con la famiglia che lo adotta. L’abitazione potrà essere dotata anche di un giardino di mille metri quadri…il cane starà sempre vicino alla porta di casa (almeno fino a quando non avrà capito che in casa non è affatto gradito e credetemi amici non è una bella sensazione).
Quindi il motto è: meglio una casa piccola ma degli amici fidati che una villa con piscina e degli amici a metà, una cosa del tipo…’due cuori e una capanna’!
Bau, bau, Armandino!!!

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Armandino, Zac e…i falsi miti! Prima parte

Dai Zac, proviamo a sfatare un po’ di false credenze, sì insomma, i luoghi comuni che riguardano le adozioni!
Comincio io?
Allora…”se adotto un cane di razza vado sul sicuro: certamente avrò un cane con caratteristiche comportamentali ben precise!”

E io ti rispondo, invece, che è vero che ogni razza ha delle caratteristiche comportamentali specifiche ma è altrettanto vero che è molto importante anche dove il cuccioletto è nato, la presenza o meno della madre, il carattere stesso della madre, la presenza o meno delle persone, le esperienze che il cucciolo fa nei primi mesi della sua vita: pensiamo ad esempio ad un labrador che viene tolto dalla madre per essere messo tutto il giorno all’ interno di  una gabbia in un negozio per animali (magari dopo un viaggio di diverse ore in condizioni precarie) o che cresce con una mamma molto timorosa e poco socializzata con le persone, oppure poco competente (madri non si nasce ma si diventa…non tutte le cagnoline sanno fare le madri). Credete davvero che il cucciolo sarà un cane equilibrato, socievole o comunque in grado di relazionarsi con le persone in modo adeguato?

E allora beccati questa: 
“Prendo un cucciolo così lo cresco come voglio io!”

Beh, qua ci sono due precisazioni da fare.
La prima è che non sempre la scelta di un cucciolo rispetto ad un cane adulto risulta la migliore. Pensiamo, ad esempio, ad una casa dove ci sono persone anziane: è davvero la scelta migliore prendere un cucciolo che è sempre tra i piedi e che mordicchia tutto e tutti in continuazione? O forse sarebbe meglio un bel cane, magari preso al canile, magari di 7-8 anni e magari con un carattere equilibrato e tranquillo?
Oppure pensiamo ad una famiglia che non ha troppo tempo da dedicare all’educazione del cucciolo. Un cane di 4-5 anni, sempre preso al canile, in grado di seguirli dappertutto (magari anche al lavoro) e che è già abituato alla routine quotidiana, forse sarebbe meglio di un moccioso che ancora deve imparare tutto, o no?
La seconda precisazione da fare è che…i cani non si crescono come vogliamo noi!
E’ importante, invece, educarli nel rispetto delle loro inclinazioni, delle loro vocazioni.
Una relazione non può essere basata sull’imposizione e sul controllo.
Relazionarsi significa comunicare, comprendere l’altro, farne parte di sè, venirsi incontro reciprocamente, altrimenti che relazione è?
E allora, Armandino, a proposito di ‘venirsi incontro’, perchè non ci ‘veniamo incontro’, beh…diciamo…verso le 19,30 e andiamo a fare un bel tuffo al mare visto che come sai fin da cucciolo ho una passione sfrenata per l’acqua tanto che alla fine sono riuscito a trasmetterla anche a te?! 
Quindi è deciso, stasera bagno al mare: non trovi che sia bellissimo sguazzare nell’acqua mentre il sole si tuffa all’orizzonte? Che romantico che sono!



 

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