I’m afraid of changing ’cause I built my life around you

Che se certi giorni sono meglio di altri, il tempo che passo con te è un unico, vasto, integerrimo lasso temporale senza principio né termine. Non posseggo altre date sul calendario oltre al tempo che passo con te. Il resto è solo un contenitore vuoto e informe dal quale prendo le distanze. Problemi che si risolvono e mi verrebbe da dire che ho risolto il problema ma c’è qualcosa che non mi torna allora mi correggo – abbiamo risolto il problema. Tutti quei verbi che coniugati alla prima persona plurale dell’indicativo presente finiscono in –amo e mi viene da sorridere.
I fantasmi ormai sono solo polvere.
Solo polvere.

Sarà bello correre da te e aiutarti a pulire la camera da letto. 

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in due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore

Durante questi tre anni sono caduti regimi e ribelli. Sono cadute le bombe. Sono precipitati autobus, prodotti interni lordi, aerei sovietici. La decenza. A qualcuno è cascata la casa. Ad altri i denti. Sono cadute stelle capelli elicotteri. I meteoriti sfioravano la Terra e si sbriciolavano sulla Siberia. Il pulcino Pio e danza kuduro e i One Direction e no signora no sono scesi dalle classifiche. Benedetta la forza di gravità. E’ affondata la Concordia e le chiacchiere visionarie dei Maya. E’ caduta così tanta pioggia che si è allagata Roma. E’ caduto il Grande Fratello. E’ caduto il Barca. E’ caduto pure Berlusconi. I bambini si sono sbucciati le ginocchia. Tyson è andato al tappeto. Papa Ratzinger, k.o. pure lui. Casca il mondo – casca la terra – tutti giù per terra! A mia madre è calata la pressione. A mio padre la pensione. Sono crollate vite e progetti e sicurezze e pani quotidiani e sogni e sognatori. Sono crollati pomeriggi nei letti d’ospedale. Sono cadute le querce secolari. Buttate giù dai fulmini. Ai vecchi le giunture colavano come sudore. A qualcuno gli hanno strappato le aspettative di vita e gliele hanno gettate nel gas. Un tizio accalappiava i cani randagi e li dava in pasto alle tigri del circo. I cani randagi che non si reggevano sulle zampe. Che cadevano. Che non si alzavano mai più. E c’era ancora chi tra un amore infranto e la coda alle poste costruiva un ponte solo per buttarsi di sotto.

Poi ci siamo noi. Così indifesi. Così invincibili.
Neanche ce ne siamo accorti che il mondo intanto dava il peggio di sè. Continua a leggere

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SINCRONIZZATI

spesso il male di vivere ho incontrato
era nel tizio di turno che sul 409 ogni volta prenota la fermata di Portonaccio / Silvio Latino e io arrivo trenta secondi più tardi; negli esami alle 8 di mattina; nel portafoglio disabitato. Quando piove troppo e quando fa troppo caldo. Nella radio bastarda che passa i Green Day e la connessione che si impalla e il computer si spegne che ha caldo pure lui. Quel male di vivere quando poi stiamo fatti e il freezer tituba che è vuoto. Quando vuoi andare in Sardegna e io ho 5 euro in tasca ma devo comprare il tabacco e spero di aver fatto male i conti in tasca e scoprire che sono ricco ma poi alla fine non sono mai ricco. Quando ti hanno trattata male nel forum di matematica, che loro non lo sanno che noi possiamo resistere, che noi siamo forti e possiamo scirvere VAFFANCULO MATEMATICI.

- intanto in televisione c’è Ghost e il cantante dei Platters canta I need your love mentre il fantasma sventola un penny in faccia a Demi Moore e io ti guardo dormire che è uno spettacolo e capisco che la mia vita tipo coincide con la mia vita, non potrei chiedere di meglio e infatti mi sto zitto -

Troppe volte lo incontreremo ancora, questo male di vivere, questi dettagli piccoli e sfumati di un’esistenza perfetta. Sarà bello sorridere e non rendersene conto. Sorridere e fare spallucce. E anno dopo anno festeggiare il tuo compleanno. Continua a leggere

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erano sogni che si realizzavano e io li chiamavo deja vu

quelli di ieri pomeriggio e di un sacco di pomeriggi fa quando mi inventavo un pigiama con un paio di calzoncini più malconci di me e una maglietta nera dei NIN solo per essere degno di te. Che da quando stiamo insieme ho smesso di imbastire una vita e mi godo quello che ho. E corro anche se ho il fiato corto. Sui treni in ritardo e sul mondo che gira dalla parte sbagliata. Corro anche se mi tremano le gambe. Il mondo gira sempre dalla parte sbagliata ma io corro più forte. Corro che forse sorridi e non me lo voglio perdere.

Fotocopia la felicità. Fotocopiala in bianco e nero che le fotocopie a colori costano troppo. Posale là, sulla scrivania, vicino ai cereali e alle cartoline di Carlos Amorales, poi va a dormire. E cerca di fare bei sogni. Almeno tu in tutto il mondo fai bei sogni. Che domani arrivo io, con una scatola di pennarelli, e le coloriamo insieme. Tra un bacio e un deja vu. Continua a leggere

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ti prego, mondo, non finire

perché oggi come oggi non mi piacciono i mondi che finiscono – oggicomeoggicomedomanicomepersempre. E quando arriverà il millennium bug ci appoggeremo alla finestra a guardare i ferri da stiro e le slot-machines distruggere l’umanità fischiettando qualche motivo stupido – mi piace molto quando fischietti motivi stupidi – con le mani sul mento e un po’ di freddo in saccoccia. La fatidica notte del millennium bug. Quella di dodici anni fa. La passeremo insieme. Illogicamente meraviglioso. Come quando mi aspetti affacciata alla finestra del bagno e io ti saluto con la mano. O quelle volte che indossi la tuta dell’invisibilità e mi aspetti affacciata alla finestra del bagno e io non ti saluto con la mano perché non ti vedo. Che in verità lo so che sei lì – ti fiuto ma ti reggo il gioco. Tutto questo per dirti grazie. Grazie anche da parte di centotrentasei alberi che non sono diventati carta. Grazie per la nostra vita insieme, la nostra pigrizia, i nostri bus in ritardo, i nostri conti in tasca, i nostri meteoriti schivati, la nostra solidità in un mondo precario, i cerotti per i punti neri fatti in casa, le serie tv, le sere tv , il pigiama e i baci e l’amore l’amore l’amore e tutto il resto. Grazie per il nostro letto grosso quanto il mondo. Perché nessun posto è così verticale da impedirci di sdraiarci. Continua a leggere

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non è vero che sono i poli opposti ad attrarsi

perchè noi siamo uguali. e così sono passati due anni e ora ho parecchie doppiepunte. devo tagliarmi i capelli. lo farò in uno degli altri mille anni che verranno. con comodo. e sguazzerò tra i tuoi smalti e le tue ansie peggiori fino all’ultima ruga. misurerò con il goniometro l’angolatura delle tue giornate storte e le raddrizzerò risolvendo equazioni assurde invece di studiare economia internazionale. Continua a leggere

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1:27 pm

Siamo andati a dormire due ore dopo ed eri triste come un cerbiatto ferito. Però mi hai protetto lo stesso da quei fantasmi che non mi lasciano dormire la notte. Quei fantasmi che sono solo degli stupidi. E steso accanto a te non dormo ma riposo. Tanti saluti ai sogni d’amianto. E quanto eri bella la mattina dopo – che poi sarebbe questa mattina – lo sanno solo certi angeli particolarmente guardoni e io, che ti sto ad osservare sdraiata sul divano mentre scrivo queste poche parole. Continua a leggere

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Bella. Come il finale di un film bello.

Facevamo la dieta delle lune. Ad ogni alimento era associato un valore numerico, la cui unità di misura è una o più lune. Io potevo consumarne quattordici, di lune, tu dodici.

Ad un certo punto ti ho guardato ed ho detto: «io ho una sola, grandissima luna.
«Bene, io ho undici lune più di te» mi hai risposto.
E così mi hai fatto sorridere.

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