Questione di dignità

Ci vuole dignità per essere donna. Forza e dignità. Non “avere le palle”, quelle non servono. Quella è un’idea sessista che ha sempre diviso le donne in “chi può” e “chi non può”. Che poi in realtà è sempre stato “chi crede di non potere” e “chi crede che solo le altre possano”.

Ci vuole dignità, dicevo, per essere donna. Per non farsi mettere i piedi in testa. Per avere il coraggio di chiudere, una volta per tutte. Quando quella storia è finita, è andata male e ci si è fatti del male. O dignità per ricominciare. Per mettere un punto al passato e andare a capo. Per riaprire le finestre e lasciare entrare il sole.


Ci vuole tanta dignità per fare una scelta, per decidere quale strada intraprendere, per fare il primo passo. Per non lasciare che siano gli altri sempre a guidarci, ma per essere guide di noi stesse. E ci vuole dignità anche per lasciarsi aiutare. Per chiedere una mano e per saperla accettare.
 

Ci vuole dignità per chiedere scusa e per perdonare. Ma che non diventi un’abitudine, per favore. Ci vuole dignità per indossare dei leggins in pelle e uno smalto glitterato, per non apparire volgare, per essere sicure di sé. Perché non basta farsi belle, abbondare col trucco, infilare una scarpa col tacco per sentirsi donne. Non basta sfogliare riviste, andare a fare shopping e saper flirtare con chiunque per essere femminili. Per essere donna ci vuole molto di più.

E ci vuole dignità per sentirsi speciali, guardarsi allo specchio e riconoscersi. E non avere paura.

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Cose che restano.

Dicono che l’inizio di un nuovo anno sia anche il momento migliore per buttare via le cose vecchie, quelle che non usi più e quelle che ti hanno deluso. Le cose che ti hanno amareggiato e fatto male, quelle che non vuoi che facciano più parte della tua vita. 

favim

 Allora immaginiamo di avere a disposizione un enorme sacco nero, dove riporre tutto quello che non vogliamo più vedere. Quel rapporto finito, distrutto, calpestato. Quel legame che hai provato a rianimare talmente tante volte che quasi te ne vergogni. Quei momenti bui in cui non capivi più nulla, la tua mente era ovattata, il tuo cuore annebbiato. La paura di non farcela, quella di rischiare e di buttarti nella mischia giusto per provare. E la noia, che altro non è che arrendevolezza. Quei vestiti anonimi e le unghie mangiucchiate. La sensazione di aver fallito ancora prima di cominciare.

 

favim

Teniamoci strette invece le risate, le bevute e tutti i brindisi migliori. Le canzoni da cantare a squarciagola e quelle da ballare fino al mattino dopo. I tacchi alti e lo smalto burgundy, la lingerie e la pelle nera. Gli abbracci sinceri e le telefonate improvvise. I libri regalati e quelli ricevuti, con dedica annessa. I film d’amore e quelli che ti segnano nel profondo, che ti danno la speranza e ti fanno sognare ancora un po’. Che ti fanno sentire speciale. Le paillettes, un rossetto rosso e la provocazione. Il pizzo e lo scintillio di un’emozione. La sorpresa e la gioia di esserci. L’affetto sincero nonostante tutto, il ritrovarsi nonostante tutti. Nonostante il tempo che va. E l’amore. Quello vero, quello intenso, quello che non vorresti perdere mai. Da provare col cuore e col corpo. Intensamente, sempre e comunque. 

Sex and the city
lamodeouicestmoi.blogspot.it
Gossip Girl


E allora auguriamoci un buon anno, anzi auguriamoci di vivere i nostri giorni con emozione, splendore e tanta tanta passione.



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Caro Babbo Natale, quest’anno i regali me li faccio da sola

Proprio così. Quest’anno a me stessa ci penso io. 

Chiamatela “wishlist”, chiamatela “disperato tentativo di convincere chi ami che ciò che ti serve è tutto qui (e non solo)”, chiamatela come vi pare. Quello che so è che come mi conosco io, beh.. Nessuno.

Quindi ecco a voi, la mia personalissima lista di desideri, anzi no, di tutto ciò che merito e che entrerà a far parte del mio mondo presto, molto presto. 

1) Una crema corpo idratante, nutriente e al profumo di lavanda. Ecobio e dagli ingredienti naturali. Che mi regali momenti di relax a fine giornata e la convinzione che una crema possa trasformarmi in Miranda Kerr.

Body Shop

2) Il libro di Chiara Gamberale, Per dieci minuti. Perché anch’io voglio cambiare la mia vita, un passo alla volta. Minuto dopo minuto. 

Chiara Gamberale – Per dieci minuti

3) Una vacanza. Di quelle rilassanti. Un finesettimana in un agriturismo toscano, con tanto di vino, poltrone in velluto e acqua termale. 

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4) La serenità di essere me stessa, comunque e dovunque.


Carrie Bradshaw


5) Un pandoro. Soffice, con tanto di zucchero a velo. Per le mattine in cui vorresti restare sotto quel piumone a righe, per una colazione più dolce, per iniziare la giornata con un sorriso ingenuo.

Pandoro Bauli

6) Una vestaglia di seta, seta pura. Elegante, fine, femminile. Sensuale. E un pigiama coordinato, grazie. 

Blair Waldorf

7) Un vestito rosso per Capodanno. Per la festa che più amo durante l’anno (a parte il mio compleanno, ovvio), con la speranza di trovare un evento adatto.

Emma Watson in Valentino

 
8) La risolutezza interiore, la leggerezza di una serata, la definizione dei rapporti.

Scarlett Johansson & Matthew Mcconaughey

9) Un paio di occhiali in stile vintage. Che stiano bene su un viso ovale e dalle guance molto (molto) importanti.

Grace Kelly

10) Un maglione in lana color borgogna. Caldo, avvolgente. E una sciarpa nera. E qualche tocco di colore. 


Favim

Altre idee?
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Di coerenze e dessert mai amati

Il problema è quando inizi a mangiare dolci che in realtà non ti sono mai piaciuti. Come quei rapporti che porti avanti senza un perché e a un certo punto iniziano ad andarti stretti. Come quelle relazioni che hai interrotto al primo intoppo, ma ora sai che è stato meglio così.

L’unica conclusione a cui riesci a giungere, mentre quel dessert diventa la metà, è che non può esserci coerenza in certe cose. Forse è una giustificazione, forse ti concedi delle libertà senza pensare troppo, senza rifletterci su. Ma che male farà assaggiarne un altro po’? Che problema è far finta di niente e andare avanti sulla propria strada? 

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In realtà, quando quel dolciastro biscotto che non ti era mai piaciuto è praticamente finito, ti accorgi che la coerenza c’entra solo fino a un certo punto. Tutte le scelte che fai, in fondo, sono dettate da una tua personalissima idea di costanza e perseveranza. E quando avrai spazzato via anche le briciole, capirai che la tua forma di coerenza è solo seguire la strada della tua serenità. Allora di’ di sì al caffè con quell’amica che avevi perso, a un bicchiere di vino giusto per tastare la situazione, a qualche giorno di relax e di distanza da tutto e da tutti. Solo perché vuoi imparare a stare bene con te stessa. A provare a essere sincera con te e con gli altri, ché non è il tempo questa volta a poter sistemare tutto, ché ci vuole una presa di coraggio. Se non ti piace quel dolce, perché continui a mangiarlo?

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Prova a essere sicura del tuo mondo e del tuo modo di essere. delle scelte che hai fatto e delle strade che hai intrapreso. Non vacillare davanti a chi ti giudica e apprezza la tua sicurezza di fronte a chi credevi non ti avesse mai capito.

Forse stai cambiando o semplicemente ti stai scoprendo. Lentamente. E questa è l’unica coerenza che devi mantenere: verso di te, verso la tua serenità. 

Blair Waldorf

 
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Scelte.

L’anonimato è la peggiore delle scelte. Una delle peggiori ferite che tu possa autoinfliggere a te stessa. E per anonimato, è chiaro, intendo nascondersi. Nascondere chi sei veramente per paura di qualcosa o di qualcuno, di un giudizio, di una critica che non saresti in grado di sopportare. 

Quel maglione nero, la montatura banale, i collant sempre troppo coprenti non sono scelte. La musica a basso volume, un telefono che a stento si accende, quei libri nascosti tra gli altri non sono casualità. I pensieri smorzati, le emozioni soffocate, l’incapacità di dire “io sono anche questo” non sono accidenti. Fa tutto parte di ciò che sei e ciò che vuoi dimostrare di essere. Sbagliando strada, il più delle volte.

Perché il disagio che crea il tirarsi indietro, il non provarci per paura di sbagliare, il mescolarsi tra gli altri perché è più facile, è qualcosa che ti porti dentro sempre. Davanti la vetrina di un negozio, quando scegli la pizza per la sera o il film da guardare. Quando fissi il telefono in attesa di una telefonata, anziché farla tu. “Non vorrei disturbare”, pensi. E poi capisci che stai disturbando solo te stessa. Quando smetti di cantare ad alta voce perché ti vergogni, nonostante sia ciò che ti rilassa di più. Quando cambi canzone perché non vuoi che si capisca che tu di quel brano lì conosci le parole a memoria.

Essere se stessi, accettarsi per ciò che si è, nonostante tutto e nonostante tutti, è un’impresa di coraggio. E’ la sfida più grande che una donna possa affrontare. E’ il guardarsi allo specchio e dire “posso fare di più, posso fare di meglio”. E’ il non arrendersi ed è soprattutto rischiare. Rischiare comunque, se ne vale la pena. E capire quando ne valga la pena. 

E’ il momento in cui inizi a capire che è arrivato il momento di crescere, smettere gli abiti dell’eterna adolescente sfigata e indossare quelle décolleté che non hai mai avuto il coraggio di mettere.


 
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Cosa dicono le stelle

Non ci fidiamo di noi stesse, è questo il problema. Allora chiamiamo l’amica per far sì che trovi una soluzione al nostro posto. Angosciamo chi ci sta accanto perché crediamo non stia ascoltando. Assecondiamo i segni, le coincidenze e le casualità. Ci rimpinziamo gli occhi di oroscopi e interpretazioni, analizziamo sogni e disegni, parole e poesie. Riempiamo la testa di stupide convinzioni e rassicurazioni. Ci affidiamo a nuove albe, nuovi mesi, nuovi inizi. 

E pensare che basterebbe solo guardarci negli occhi, guardarci dentro. Osservare il nostro riflesso nello specchio. Al di là del cappotto nuovo (che ci sta una meraviglia), oltre l’ingente quantità di ombretto glitterato applicato sugli occhi, quasi ai limiti del proibito. 

Capire cosa c’è che non va, senza mentire. Senza fingere. Almeno a noi stesse.

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DONNE IN RINASCITA

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, 
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: “è finita”.
No, finita mai per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
 
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
 
Ed è stata crisi, e hai pianto.. Dio quanto piangete! 
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco! Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato.. Quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore: “Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
 

E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. 
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
 

Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. 
E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “Sono nuova!”, con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.

Perché tutti devono vedere e capire: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.
 
È la primavera a novembre,
quando meno te l’aspetti.

Jack Folla

Weheartit

 
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I believe I can fly.

A un certo punto sei costretto a scegliere. Che tu lo voglia o no, ti ritrovi di fronte a un bivio e lì devi fare una scelta. Non ci sono giustificazioni né scuse che tengano e procrastinare è ormai del tutto inutile. Stai solo perdendo tempo. E allora devi scegliere. Non puoi fare altro.

A un certo punto devi guardarti allo specchio, respirare e scegliere. Chi sei e chi vuoi essere. Cosa sei disposto a sacrificare e quali problemi sei in grado di affrontare. Quanto in alto sei capace di guardare, quanto oltre. E soprattutto perché. Perché stai facendo tutto questo, perché non ti basti più.


A un certo punto devi scegliere di muoverti, di fare il fatidico passo in avanti che sarà un balzo verso il vuoto o scegliere di restare fermo. Immobile al punto di partenza. Certo, il vuoto è stimolante ed eccitante, ma sai che le alternative sono due: cadere rovinosamente o imparare a volare. E in fondo il punto di partenza è sempre così carico di aspettative che quasi quasi ti conforta.


Ma a un certo punto, appunto, devi scegliere. Non puoi più restare immobile, devi farlo per te stesso e da qualche parte dovrai pur andare. 


E allora scegli chi vuoi essere, cosa vuoi essere e poniti un obiettivo. 

Non ti buttare giù perché ti capiterà di inciampare più e più volte. Non ti abbattere al primo scivolone, né ai primi segni di stanchezza. Non demordere quando tutto ciò di cui avrai bisogno sarà fermarti e prendere un po’ d’aria. Non temere gli ostacoli che incontrerai lungo il tuo cammino e soprattutto non avere fretta di arrivare alla fine, perché una fine spesso non c’è. E chissà, nel frattempo potresti addirittura imparare a volare..

tumblr

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#ricominciamo

Rileggo frasi che ho scritto un anno fa, emozioni provate e ormai sopite. E’ che mi sono persa e non so come ciò sia successo. E’ che avevo trovato la mia strada e non sono riuscita a starle al passo. E’ che ho rallentato, ho perso la concentrazione e mi sono lasciata andare. E ho lasciato gli altri fuori perché li reputavo incapaci di gestirmi. O mi sono aggrappata a loro come se non avessi altra scelta. Ho lasciato che gli altri mi guardassero cedere e mollare. Arrendermi. Io, arrendermi dico. Poi per niente.

E ora vorrei solo svegliarmi e ripartire. Trovare di nuovo i miei passi e ricominciare. Buttarmi a capofitto e riprovarci. Senza se e senza ma. 

Ma soprattutto senza paura.

favim.com

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Il regalo più grande.

24 è un anno importante. E’ anno di saluti e partenze, di addii e tanti arrivederci. E’ l’anno della valigia sempre pronta, dei treni prenotati all’ultimo momento: sali, scendi, vivi. 

24 è l’anno delle fotografie, una dopo l’altra perché hai bisogno di ricordare. E’ l’anno dell’ora e adesso perché domani non sai dove sarai, come sarai. E’ l’anno dei respiri che mancano e di quelli che si spezzano. Del magone in gola che non se ne va, è inutile che ci provi. Delle risate improvvise, della forza di uno sguardo. Del condividere tutto e per tutto. 


24
è l’anno delle scelte, del camminare senza sapere dove stai andando, del procedere veloce per paura di doverti fermare. Del correre, a volte, senza alcun motivo. Solo per il gusto di farlo. 


24 è l’anno delle scoperte, delle conoscenze e dei nuovi stimoli che ti arrivano e ti fanno tremare. Della gioia del momento, della speranza che si accende, dell’indecisione che a volte fa bene. Dei sogni che non sai se realizzerai, ma la forza ce l’hai. Di una vita che aspetti, e speri, e costruisci giorno dopo giorno. Con tutta la pazienza e la lungimiranza necessaria. Perché adesso non vedi niente al di là di oggi, ma lo sai che tutti gli sforzi e i sacrifici renderanno il tuo domani migliore. Proprio come lo vuoi tu.


24 è un anno importante e tu lo sai. Lo hai capito anche senza chiederti il perché, solo perché lo vuoi vivere istante dopo istante, emozione dopo emozione.

@alessandrave  

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